Wednesday, February 22, 2006

Francesco Saverio Petacci

Mio nonno Francesco Saverio Petacci (1883-1970) era un medico di eccezionale bravura ed una persona buona, semplice e di alti valori morali. Specialista in semeiotica (diagnostica), una specialita' oggi dimenticata per l'avvento dei numerosi test clinici una volta non tutti disponibili, era capace di diagnosticare facilmente molte malattie attraverso lo studio dell'iride, il colore della pelle, i sintomi del paziente, etc.
Questa capacita' lo porto' ad essere un medico molto stimato e ricercato nella Roma - bene dei suoi tempi.
Una delle importanti spinte verso la notorieta' gliela diede il Cardinale Ratti (poi divenuto Pio XI). Il Cardinale e mio nonno si trovarono di fronte in una tavolata di Prelati e cooperatori del Vaticano. Guardando in faccia al Cardinale mio nonno noto' i segni di una malattia e chiese al Cardinale se soffrisse di determinati sintomi. Il Cardinale rispose affermativamente dicendo anche che era stato visitato da vari medici, ma nessuno era stato capace di curarlo. Allora il nonno lo invito' a passare dal suo studio. Con la visita medica nonno Francesco confermo' i sospetti della sua diagnosi iniziale, e lo curo'. Fu cosi che divenne il medico personale del Cardinale Ratti. Il Cardinale e nonno Francesco divennero buoni amici, e quando il Cardinale Ratti divenne Papa con il nome di Pio XI il nonno rimase il suo medico personale e divenne uno degli archiatri pontifici. Non il capo degli archiatri, ma certamente il medico di capezzale e piu' stimato da Papa Ratti a cui accudiva piu' volentieri in caso di necessita'. Situazione che creava non poche invidie.
Con l'aiuto del Cardinale, che non si stancava di raccontare come nonno Francesco l'aveva curato, di altri prelati divenuti suoi pazienti e di personaggi della nobilta' romana che cominciarono sempre piu' a rivolgersi a lui il nonno divenne uno dei medici piu' in vista nella Roma della sua epoca. Per un periodo di vari anni ebbe anche una sua clinica personale "La Clinica del Sole".
Ma essendo una persona semplice e buona non si monto' mai la testa ed era sua abitudine di recarsi un giorno alla settimana nelle borgate romane a curare la gente povera gratis.
Personalmente imparai a conoscere bene il nonno nel periodo del mio soggiorno in Madrid, quando vivevamo all'ultimo piano di Calle Lagasca n.122. Il nonno che per tutta la vita ebbe l'abitudine di camminare per un ora tutti i giorni, in quel periodo mi portava sempre con se a passeggiare per le vie di Madrid. Mi parlava spesso in Francese, perche' voleva che imparassi quell'idioma e rispondeva alle molte mie domande di ragazzino curioso della vita e delle vicende della nostra famiglia. Sto parlando degli anni 1949-1950 quando gia' avevo 8 e 9 anni. Dopo l'assasinio a Dongo di mio padre il nonno divenne per me la nuova figura paterna.
Al contrario di quanto molti credono nonno Francesco era contrario alla relazione di mia zia Clara con Mussolini, la subbii e la sopporto', perche' non fu capace di farle cambiare opinione su quella relazione. Ma per lui era inanzitutto moralmente una realzione sbagliata e poi lo metteva in una situazione imbarazzante di fronte ai suoi amici in Vaticano.
Perche' racconto queste cose? Perche' purtroppo ci sono molte persone superficiali ed altre in malafede o che parlano di cose che non sanno, o mentiscono intenzionalmente per faziosita' di parte. Senza contare gli stupidi che arrivano a conclusioni sbagliate, perche' non sanno usare la logica e sono privi di buon senso.
C'e' infatti chi ha accusato mio nonno di aver provocato la morte di Papa Pio XI intenzionalmente per evitare che facesse un discorso contro il nazismo. Pura diffamazione. Chi conosceva il personaggio sa che Francesco Saverio Petacci non era capace di amazzare neppure una mosca, e che le sue qualita' morali e bonta' gli impedivano perfino di vagamente considerare un'azione del genere. Ma poi perche' mio nonno avrebbe dovuto uccidere un amico e la gallina dalle uova d'oro, proprio il Ratti uno dei piu' importanti successi della sua professione? Non quadra. Per fare un favore a Clara e Mussolini? Ma lui era contrario alla loro relazione, percio' neanche quadra. Chi afferma cio' e' un bugiardo che s'inventa una teoria senza alcuna prova, senza logica e senso e senza conoscere i personaggi coinvolti.
Personalmente non penso che Papa Ratti sia stato ucciso, non bisogna dimenticare che era ammalato ed aveva 83 anni quando mori. Ma se proprio vogliamo inventare e forzare l'ipotesi dell'uccisione guardiamo ai fatti. Il nonno fu quello che accorse al capezzale del Pontefice quando stette male e poi mori. Se uno vuole uccidere qualcuno non si mette in luce e si espone in quella maniera. Chi era invece assente in quel giorno era il capo degli archiatri pontifici che si diede per indisposto. Che sia stato lui nei giorni precedenti a preparare la morte del Pontefice? Io non credo, ma certamente a rigor di logica fa molto piu' senso. Il nonno aveva tutto da perdere e niente da guadagnare con la morte del Papa Pio XI.
Ferdinando Petacci

5 Comments:

Blogger mauro suttora said...

bravo!

12:37 PM  
Blogger gil said...

Sei una bella persona, e quello che scrivi lo scrivi in maniera chiara...con il cuore.
Sono orgolglioso di averti conosciuto.
Un abbraccio
gil

5:27 AM  
Blogger Ferdi said...

PS. Come si spiega anche che dopo la fine della guerra il nonno Francesco rimanesse amicissimo di molti cardinali? Se questi prelati avessero avuto il minimo dubbio che mio nonno avesse provocato la morte di Pio XI certamente gli avrebbero negato la loro amicizia.
Questo e' un fatto noto anche alla stampa che in piu' riprese ha pubblicato la foto di me e mio fratello nel giorno della nostra prima comunione officiata dal Cardinale di Madrid nella sua cappella personale in segno di amicizia verso mio nonno e riguardo per lo stato di mio fratello segnato dagli eventi di Dongo. Che a distanza di tanti anni si cerchi ancora di diffamare una persona e' obrobrioso. Ferdinando Petacci

2:58 PM  
Blogger Tornielli said...

Sto cercando di mettermi in contatto con Ferdinando Petacci. Questo non รจ un commento da pubblicare: se lo legge, la prego di farsi vivo alla mia email, andrea.tornielli@ilgiornale.it. Sono un vaticanista e avrei bisogno di parlarle qualche minuto.
grazie
andrea tornielli

2:48 AM  
Blogger tinomari said...

un saluto a Ferdinando Petacci e alla sofferenza che subi' assieme al fratellino Benvenuto quel pomeriggio del 28 aprile a Dongo, sono un appassionato di storia e vorrei che da qualche parte ci parlasse di come arrivo' in Spagna, che fine fece la madre Zita Ritossa e ricordo con affetto il libro scritto dalla zia Myriam
tutti personaggi "marginali" ma che fanno la storia
un abbraccio a Ferdinado
Roberto

5:28 AM  

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